Women4Women si rinnova partendo dal nome. W4W – The Unseen Issue, l’undicesimo numero del magazine di FUJIFILM, è il regno dell’invisibile, di ciò che l’occhio ignora per abitudine e che la società superficialmente sceglie di lasciare nell’ombra. A impreziosirlo un’impaginazione grafica completamente ridisegnata e studiata per dare respiro e potenza alla fotografia, come narrazione capace di trafiggere la pagina. Il progetto si apre inoltre anche ai collaboratori maschili, in un mosaico di voci che non cerca l’uniformità, ma l’universalità degli sguardi e delle opinioni.
W4W conferma l’ampiezza dei suoi orizzonti, come concept in continua evoluzione e dal respiro internazionale, volto a essere spazio di riflessione, di dialogo e di ascolto sui temi cruciali della contemporaneità. Piattaforma globale dove la fotografia si fa linguaggio vivido, in grado di restituire testimonianze potenti e non convenzionali.
Nelle oltre 180 pagine, i quasi 30 contributi ospitati da più di 10 paesi nel mondo vogliono rendere visibili contesti e persone lasciati troppo spesso ai margini dalla società: paesaggi umani rimodellati, resistenze silenziose, un impegno etico mimetizzato perché sempre presente. L’invisibile è una condizione profonda del corpo e dell’anima: è l’assenza di voce di chi combatte una malattia aggressiva e silente, è l’impegno non urlato di chi sostiene l’umanità nascosta rimanendo nell’ombra, ed è il coraggio dignitoso di chi vive una vulnerabilità che il mondo non ha ancora imparato a riconoscere.
La copertina è già una dichiarazione: ospita l’opera di Lisetta Carmi, figura radicale e indipendente della fotografia del Novecento. L’immagine proviene dalla celebre serie I travestiti (1965–1971), reportage pionieristico sulla comunità transgender genovese, realizzato con rispetto, empatia e profonda responsabilità etica.
“L’invisibile è un viaggio sia fisico sia emotivo. Il nuovo numero di W4W – The Unseen Issue si avventura dove la luce fatica a raggiungere: zone di confine, geografie dimenticate, e storie umane rimaste ai margini dai grandi riflettori”, racconta Luana Porfido, European Head of Corporate Communication and ESG Management di FUJIFILM Europe GmbH. “Narriamo le storie che accadono ‘lontano da tutti’, non perché siano prive di valore, ma perché troppo intense per essere consumate dalla fretta della quotidianità. Sfogliate queste pagine con occhi nuovi. Non cercate il riflesso del già noto, ma lasciatevi guidare verso l’invisibile. Perché è proprio lì che risiede la parte più autentica e memorabile della nostra umanità”.
Una delle prime intense testimonianze è quella di Valentina Tamborra, X-Photographer di fama internazionale e ambassador Fujifilm. La sua è una fotografia di attraversamento, data da un’urgenza quasi fisica di comprendere ciò che rimane fuori dall’inquadratura principale. Come nel progetto The Flowers Remain – Identity Surviving Torture, creato a Palermo insieme a Medici Senza Frontiere: un lavoro collettivo con persone sopravvissute alla tortura, orientato non al dolore, ma a ciò che il dolore non è riuscito a distruggere.
Giulio Di Sturco, fotografo pluripremiato e interprete sensibile delle trasformazioni dell’era contemporanea, presenta con Anthropocosmos una ricerca visiva che si allontana dalla cronaca per farsi riflessione filosofica. Il progetto nasce dal desiderio di rallentare lo sguardo, esplorando i luoghi dove il futuro viene progettato nel silenzio: centri di ricerca scientifica, laboratori tecnologici e ambienti di simulazione spaziale. In queste “soglie” dell’ambizione umana, Di Sturco non cerca lo spettacolo della conquista, ma l’atmosfera sospesa e il residuo emotivo impresso nelle macchine e nelle architetture. Attraverso una fotografia che sceglie di “trattenere” invece di svelare, l’autore utilizza l’assenza umana come dispositivo narrativo, invitando l’osservatore a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e responsabilità etica
Il fotografo e artista polacco Tomasz Lazar, ambassador Fujifilm, racconta due progetti in cui è stato impegnato. Con Voids Diary, sviluppato durante il periodo della pandemia di Covid19, Lazar ha testimoniato l’immobilità e il vuoto con i quali l’emergenza sanitaria ha rivestito luoghi un tempo crocevia di scambi e relazioni. Ascoltando ciò che emergeva dal vuoto, ha documentato il silenzio interiore delle persone, le conseguenze emotive e psicologiche che il virus ha avuto sulle fasce più ai margini della società. L’ispirazione per What Remains è invece nata dal desiderio di documentare le tracce di vita lasciate dalla guerra in Ucraina, di testimoniare ciò che rimane quando così tanto viene distrutto e di raccontare come le persone sono costrette a fuggire perché le comunità vengono meno.
La fotografia come mezzo e strumento per vedere ciò che (apparentemente) non c’è o che è sepolto da anni è quella raccontata da Omar Larentis, coordinatore del Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia presso l’Università dell’Insubria (Varese). Con il progetto Under The Skin, finanziato dalla Fondazione Cariplo e promosso dalla Fondazione Comunitaria di Lodi, Larentis e Ilaria Gorini, professoressa di Storia della medicina presso l’Università dell’Insubria, hanno indagato la straordinaria collezione anatomica “Paolo Gorini”, composta da circa 200 esemplari pietrificati. Grazie al supporto dei macchinari radiologici e scansioni laser di FUJIFILM Healthcare Italia, si è riusciti a rivelare la struttura interna dei campioni, il grado e la profondità della pietrificazione, la presenza di materiali aggiunti e le diverse fasi del trattamento. La radiologia ha ricoperto un ruolo fondamentale, permettendo di trasformare l’invisibile in visibile e poi in conoscenza.
Male Kirking, sopravvissuta al cancro al seno e attivista, racconta una resistenza silenziosa ma tenace: a 25 anni le è stata diagnostica la malattia e ha dovuto lottare contro una società incredula rispetto ai sintomi iniziali e alla sua giovane età. Una dissonanza, quella fra l’essere giovani ma gravemente malati, testimoniata con forza anche da Lucie Albrecht, Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche della German Foundation for Young Adults with Cancer: la Fondazione sostiene i giovani di età compresa tra i 18 e i 39 anni colpiti dal cancro, fungendo inoltre da punto di riferimento affidabile per le famiglie, gli operatori sanitari, i ricercatori e i responsabili politici.
La fotografia come impegno etico e responsabile si declina, fra gli altri, con l’intervento dell’artista e fotografa Mara Troeger che con il progetto Black isn’t Black ha voluto mettere in luce le ingiustizie spesso associate alle persone nere e la testimonianza di Madeleine Penfold, direttrice e fotografa di fama internazionale, che con la campagna This Girl Can ha contribuito a combattere il divario di genere nell’attività sportiva.
LA MOSTRA W4W WHERE THE UNSEEN BECOMES VISIBLE
Alcuni dei progetti presentati nel numero W4W – The Unseen Issue saranno in mostra dal 24 al 30 aprile 2026 presso il nuovo showroom Fujifilm X-DEN di Düsseldorf (Altestadt 7, 40213), inaugurato lo scorso anno e utilizzato per workshop, incontri e presentazioni.
La mostra, dal titolo Where the unseen becomes visible, sarà aperta gratuitamente ogni giorno al pubblico dalle 11.00 alle 17.00 e trasformerà per una settimana il polo creativo in uno spazio dove assistere a incontri e conferenze, scambiarsi opinioni, stimolare il dialogo tra artisti, pubblico e professionisti del settore.
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👉 https://www.fujifilm.com/de/en/women4women#issue11.
Luana Porfido
European Head of Corporate Communication and ESG Management FUJIFILM Europe GmbH










